Sei qui: Home Parco del Vesuvio

Cerca

Traduttore

Parco del Vesuvio

La Genesi

Il vulcano più famoso e più visitato del mondo, il luogo in cui, di fatto, è nata la vulcanologia, è dal giugno del 1995 Parco nazionale, e dall'autunno del 1997 "Riserva mondiale della Biosfera" del MaB-UNESCO. Sono quindi tutelati alcuni dei paesaggi vulcanici più famosi e più belli del pianeta. Il gran cono del Vesuvio, alto 1281 metri, le pareti della caldera del Monte Somma (l'antico vulcano) che raggiungono la massima altezza con i 1132 metri di Punta Nasone, la valle lavica del Gigante che separa i due massicci montuosi del Vesuvio e del Somma, e che, a sua volta, si compone dell'Atrio del Cavallo nel tratto che guarda il mare e che attualmente è coperto dalla colata lavica del 1944, e la Valle dell'Inferno che, invece, occupa la parte interna della vallata. Il complesso vulcanico Somma - Vesuvio è formato dal Vesuvio, più alto e più recente, e dal Somma, di origine molto più antica e al quale si deve la formazione della caldera da cui si è originato il cono vesuviano. Le eruzioni del complesso vulcanico Somma - Vesuvio sono per buona parte ben conosciute e datate. La più nota è quella del 79 d.C. che provocò la distruzione delle città romane di Pompei, Ercolano, Stabia, Oplonti e altri centri rurali. Un'altra violenta eruzione si è avuta nel 1631 con effetti devastanti sul territorio e un numero elevatissimo di vittime. Tanta attività vulcanica ha comportato anche la formazione di un numero molto elevato di minerali.

La Flora

La vegetazione è varia e differenziata. Il versante costiero del Parco, più caldo e secco, ospita una vegetazione tipicamente mediterranea, quello più interno del versante sommese una vegetazione più mesofila, che ricorda in parte quella delle vicine montagne appennini-che. I tratti ricoperti da lave recenti sono, a loro volta, colonizzati dalle cosiddette piante pioniere, piante cioè che, dopo la prima colonizzazione operata dal lichene Stereocauolon vesuvianum, riescono a insediarsi sulle rocce e ad avviare il processo di colonizzazione vegetale che porterà, nei secoli, alla completa copertura verde delle rocce.

La flora del Parco conta più di 600 specie vegetali. La natura vulcanica riduce di molto la presenza di forme endemiche, ma vanno ugualmente citate alcune specie di particolare interesse naturalistico, come, ad esempio, Helichrysum litoreum, e la Valeriana rossa (Centranthus ruber), due delle piante pioniere della roccia lavica, Silene giraldii, la Betulla (Betula pendala,), l'Ontano napoletano (Alnus cordata), l'Acero napoletano (Acer obtusatum), varie specie di Ginestra (Spartium sp., Genista sp.), numerose specie di orchidee (Orchis sp., Dactylorhiza sp., Serapias sp., Ophrys sp.).

La Fauna

Molto interessante anche la fauna. In primo luogo le farfalle diurne, oggetto di recente di una ricerca che ne ha individuato oltre 40 specie. Gli anfibi sono presenti con solo due specie: il Rospo smeraldino (Bufo viridis), oggetto di recenti indagini che ne hanno rilevato una presenza diffusa, e la Rana verde (Rana esculenta).

Più numerosi i rettili che contano nel Parco otto specie, tra cui il raro Cervone (Elaphe quatuorlineata), un lungo serpente che vive prevalentemente nei boschi, e il Saettone, o Colubro di Esculapio (Elaphe longissima). L'Ente Parco ha realizzato dei recinti per la Testuggine comune (Testudo hermanni).

La classe di vertebrati più ricca di specie è quella degli uccelli che ne annovera 138, di cui 62 certamente nidificanti. Tra queste sono da segnalare due coppie di Sparviere (Accipiter nisus), ritornato a nidificare in seguito alla protezione accordata dal Parco, una coppia di Pellegrino (Falco peregrinus), tre - quattro coppie di Poiana (Buteo buteó), quattro coppie di Gheppio (Falco tinnunculus), una coppia di Corvo imperiale (Corvus corax). Tra le specie svernanti, da citare la Beccaccia (Scolopax rusticola), alquanto frequente, e oggetto di recente di uno studio da parte del Parco.

I mammiferi sono presenti con non più di 20 specie, di cui 7 Chirotteri, e tra questi ultimi anche specie di notevole interesse naturalistico come il Molosso del Cestoni (Tadarida teniotis). Da segnalare anche la presenza di nuclei di Coniglio selvatico (Oryctolagus cuni-culus), Lepre europea (Lepus europaeus), Quercino (Eliomys quercinus). Su tutti svolgono funzioni di predatori la Donnola (Mustela nivalis), la Faina (Martes foina) e la Volpe (Vulpes vulpes).

L'Uomo

La frequentazione antica del vulcano da parte dell'uomo ha consentito l'evolversi nel tempo di forme pregiate di agricoltura e artigianato. La prima conta prodotti di altissima qualità che si avvantaggiano della caratteristica vulcanica dei suoli per ottenere eccellenti qualità organolettiche: l'albicocca vesuviana, per la quale è in corso l'istruttoria per l'ottenimento del marchio IGP, i pomodorini da serbo, il vino DOC Lacryma Christi, le noci, i broccoli, cosiddetti "friarielli", sono i prodotti di punta di un'agricoltura che non teme confronti. La lavorazione della pietra lavica, del corallo e del rame, rappresentano tre settori tipici dell'artigianato locale particolarmente noti e apprezzati in campo internazionale.

Le Immagini

Dati della Regione Campania