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Eventi

foto Addolorata
Sull’origine del rito del Venerdì Santo a Somma Vesuviana

Il primo gennaio 1650, dopo che si erano verificate grandi calamità et miserie estreme tra la popolazione di Somma, trentotto fra gentiluomini ed ecclesiastici Sommesi oriundi o forestieri residenti decisero di istituire in una cappella dell’Insigne Collegiata una Compagnia della Morte sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie, a fine di soccorrere alli poveri nelli loro estremi bisogni così nel temporale come nel spirituale et per suffragio anco dell’anime del Purgatorio et di altre opere pie. Tale compagnia fu dapprima aggregata all’Arciconfraternita della Morte di Roma e nel 1699 a quella di San Giovanni Decollato della stessa Alma Città.

Gli atti fondamentali che oggi tracciano la sua storia sono i seguenti: a) lo statuto di fondazione, approvato dal Vescovo di Nola Mons. Giovanbattista Lancellotti, munito di regio assenso di Filippo IV tramite il Viceré di Napoli D. Indico Valez de Guevara, conte di Onate, il 30 aprile del 1650; b) lo statuto del 1804 che, per volere della nobiltà locale, modificò profondamente, sia nella forma che nella sostanza, quello del 1650; c) lo statuto del 1903 che si ispirò nuovamente ai capitoli del 1650 e si adeguò alla nuova legislazione sulle Opere Pie emanata nel 1890; d) lo statuto, infine, del 1996 che si adeguò all’odierna realtà sociale e alle mutate esigenze spirituali e laicali.

Fra tutte le opere di culto, quella tenuta in massima considerazione dal sodalizio era la celebrazione dei Dolori di Maria il Venerdì Santo che terminava con la processione detta dell'Addolorata. Ebbene, se ci atteniamo agli undici articoli esposti nello Statuto originario del 1650, la celebrazione dei Dolori di Maria e la relativa processione serale non erano previste.

Valutando in seguito l’articolo ventotto dello Statuto del 26 gennaio 1804 risulta che: "...con dovere pur anche giusta l’antica solito far solennizzare in ogni anno la festività di S. Maria de dolori nel Venerdì di Passione, con messa cantata, orazione panegirica, esposizione; e ne sette Venerdì precedenti tal festività nel giorno esporre all’adorazione il Santissimo…".

All’epoca, quindi, la processione dell'Addolorata non era ancora introdotta tra le pratiche di culto del sodalizio, mentre veniva contemplata per la prima volta la festività liturgica della "Madre dei dolori".

Da una relazione del 1857 del Vicario Foraneo Don Francesco di Mauro - citata dallo storico Giorgio Cocozza in un articolo di Summana n°33 - si è appreso sorprendentemente che per alcuni anni, tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento, la processione dell’Addolorata usciva dalla Parrocchia di San Giorgio anziché dalla Collegiata.

Più tardi, il primo gennaio 1889, il Priore dell’Arciconfraternita Barone Augusto Vitolo Firrao in un suo cenno storico sul sodalizio inviato alla Curia Vescovile di Nola scriveva:…" in questa Cappella si praticano tutte le sacre funzioni del Sodalizio; e fra l’altre nel Venerdì Santo vi si celebrano i dolori di Maria SS. con una solenne processione, simulante l’esequie di N. S. Gesù Cristo dal Calvario al sepolcro con la Vergine Addolorata, e ch’è tenuta in molta divozione dalla cittadinanza…".

Le notizie sopra citate confermano le origini ottocentesche del corteo dell'Addolorata con il Cristo Morto e rivoluzionano vecchie supposizioni che lo facevano risalire alla fine del Seicento - inizio Settecento. Una cosa certa è che questo genere di dramma sacro era già in voga nella seconda metà del secolo XVII in tutto il Regno di Napoli e fu molto propagandato dal Collegio dei Gesuiti per rispondere all’azione svolta dai buffi istrioni della "commedia improvvisa" tra la popolazione.

La religione, allora, si spettacolarizzò e dopo la peste del 1656 iniziarono delle vere e proprie scenografie ecclesiastiche e processioni drammatiche per ammonire il popolo. L’impiego di croci, sudari, corone, spine e così via, si ricollega alle attente descrizioni fatte dagli scrittori napoletani del Seicento riguardanti le processioni "dette degli Spagnoli".

Un breve cenno è doveroso fare sulla stupenda statua del Cristo Morto che raccoglie l’immensa venerazione di tutti i sommesi. Di questa statua lignea del Cristo giacente su un sudario in espressione di doloroso abbandono, vera opera d’arte, s'ignora l’autore.

Nel XX secolo (1933-1966) la scultura è stata restaurata per ben due volte dal compianto artista sommese Ciro Beneduce.

Termino, segnalando agli attenti lettori che la processione del Venerdì Santo è in generale un rito. Non mancano, infatti, gli elementi tipici che compongono lo spettacolo (teatrale): la banda musicale con le emozionanti marce funebri, il coro del Miserere, le preghiere del Clero e dei fedeli, i numerosi confratelli che fanno da comparse, gli arredi sacri e i "portatori" che con passo marciabile avanzano tra lo scenario medievale del paese. E’ un suggestivo rito - afferma l’antropologo Pasquale Ricciardi - capace di stimolare l’animo umano alla compassione e alla riflessione di tal Mistero di Passione. Buona Pasqua!

Autore: Alessandro Masulli

 

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